Barbastorie

E se invece avessi dipinto

E se invece avessi dipinto? Se le mie storie avessero preso forma su una tela, mentre ero in riva al mare o nel centro storico della città in cui vivo? (Immaginando che io sappia anche solo disegnare, cosa che non è, ma stiamo solo immaginando, suvvia….)

Dunque, immaginiamo: sono una pittrice amatoriale, allo stesso livello di principiaggine con cui scrivo. Me ne sto col mio cavalletto a guardare il cielo, i rami degli alberi, i merli che si rincorrono e due signore che chiacchierano. Osservo la scena, immagino la storia, che cosa si stiano dicendo le due. Magari sono vicine di casa o si sono incontrate per caso e sono entrate subito in confidenza.

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Intervista a Gabriella Rinaldi per O di imbuto

Gabriella Rinaldi ha da poco pubblicato O di imbuto con Il seme bianco edizioni. L’ho scoperta per caso via Instagram e, come accade in alcune felici occasioni, ci siamo scambiate dei messaggi e abbiamo cominciato a leggere l’una le storie dell’altra. Abbiamo avuto modo di parlare di scrittura, case editrici e presenza sui social. Gabriella è una donna interessante e un’ottima autrice (potete seguirla su Instagram) quindi, in omaggio ai vecchi tempi, come ho detto nel mio precedente post, l’ho intervistata.

Presentati in una sola riga (anche lunga :D)
Mi chiamo Gabriella, ho COUGH COUGH anni e se devo definirmi direi di me che sono un’ironicafeniceinfiamme.

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Li leggiamo ancora i blog?

Li leggiamo ancora i blog? No, ma vorrei ricominciare, per dare più spazio al pensiero e al confronto ricco di un tempo. Anni e anni fa, sembra passato un secolo, proprio grazie ai blog ho conosciuto donne meravigliose con cui sono ancora in contatto. Solo che… solo che anche io mi sono abituata ai ritmi di Facebook. Poi ho abbandonato Facebook e sono passata a Instagram. Lo ammetto: sono diventata compulsiva. Compulsiva e pigra.

Mi sembra di avere così poco tempo per informarmi correttamente e nel contempo mi sembra di dover vagliare così tante fonti. E poi ci sono i maledetti algoritmi. Siamo tutti invisibili e per diventarlo un pochino o paghiamo o cerchiamo di interagire il più possibile. Insomma, alla fine sta diventando un impegno oneroso, forse troppo. Così, mi mancano i blog.

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#SanValentino portami via

#SanValentino portami via, in un paese in cui io possa parlare d’amore senza discutere il mio diritto a parlare d’amore. Portami in un paese in cui le poesie restano cibo spazzatura, che poi mettiamo via per concentrarci sull’amore vero, che poco ha a che fare con la sublimazione dei sentimenti, siano essi tristi o forieri di euforia.

Achmatova mi ricorda che amare e perdere significa infilare “nella mano destra il guanto della sinistra”, ma io non voglio più confondermi. Datemi una confezione di cioccolatini, che circoscriva ciò che non puoi circoscrivere e definire. Datemi una serata romantica che non implichi eterne discussioni.

Essere tirata via a viva forza dall’amore concreto che volevo. Perché, povera, povera, povera me, come ho potuto imparare ad amare gli altri, dimentica dell’amore per me stessa?

IL CANTO DELL’ULTIMO INCONTRO

Così smarrito gelava il petto,

ma andavo con passi leggeri.

Infilai nella mano destra

il guanto della sinistra.

Parevano tanti i gradini,

pure sapevo: erano solo tre!

Un fiato di autunno fra gli aceri

invocava: «Muori con me!

Sono ingannato da un destino

triste, infido, crudele».

Gli risposi: «Caro, caro,

anch’io. Morirò con te…».

Questo è il canto dell’ultimo incontro.

Gettai uno sguardo alla casa buia.

Solo in stanza da letto le candele

ardevano di un lume indifferente e giallo.

Traduzione di Michele Colucci

P.S. Ne ho parlato in un video che mi ha spinto a fare una del Le Tre Verdurins per il loro canale YouTube.

Coursera e la maledizione delle 2500 parole

Il periodo Covid mi ha narrativamente annichilita. Dopo essere sprofondata nell’idea che tentare di scrivere qualcosa di buono era assolutamente inutile, sono approdata sulle pagine di Coursera. È un sito interessante: vi si trovano corsi su qualsiasi tema immaginabile e a cura di Enti, Aziende e Università di grande importanza. Per dire, ne ho seguito uno di psicologia morale promosso da Yale.

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Tutta la verità, un po’ meno della verità

Non sono in grado di scrivere, non sul serio. Ho la sensazione che sia questo che manca al mio mestiere: la capacità di raccontare la verità. Non quella dei fatti, di ciò che accade o è accaduto, ma delle risonanze che quei fatti producono in me. I miei sentimenti, le mie emozioni. La paura, la gioia, la fragilità. Leggi il seguito di questo post »

Presto, un’interpretazione!

L’argomento degli ultimi mesi è ovviamente il Covid-19, ma anche negli anni precedenti (oserei dire di mese in mese, a volte di settimana in settimana) ci sono stati eventi che hanno tenuto e tengono banco. Può essere la Jolie che si fa rimuovere il seno o l’ultima cafonata di uno dei nostri politici, a scelta. In ogni caso, laddove l’evento ottenga notevole attenzione sui social e sui media è necessario inquadrarlo, definirlo, commentarlo, interpretarlo e fornire allo spettatore/lettore/fruitore una visione spesso unidimensionale dello stesso (altrimenti come fai a generare delle polemiche e dei click, eh?).

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Tre minuti nell’armadio, scarica il pdf gratis

Visto che mi sono tanto divertita a scriverlo, ho pensato che forse può regalarvi un po’ di allegria in questo periodo. La protagonista è alle prese con la scoperta di una vita al di fuori della famiglia di origine, comprese amiche, cattive amiche e naturalmente uomini. Troverà se stessa dopo qualche passo falso, come tutte noi e, come tutte noi, non avrà solo pianto ma anche riso e collezionato impagabili ricordi. Di seguito, un estratto, il link e la copertina.
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Un racconto gratis per te

Ecco qui un racconto da leggere in questi giorni di clausura forzata. Occheeeeeei, non è così lungo. Tuttavia, spero che vi regali qualche sorriso, soprattutto se siete tra le donne cui è dedicato ovvero le donne affette da endometriosi.

Si intitola Rose Gialle, please e vi condurrà a zonzo nella vita della sua protagonista. Meglio, potrete sbirciare le sue disavventure attraverso le pagine del suo diario e scoprire se anche a voi è mai capitata una settimana così intensa.

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Un po’ di paura ci sta

Da settimane, in famiglia, rispettiamo le regole necessarie per ridurre l’incidenza del contagio. Niente baci e abbracci tra mamme e figlie quando ci si incontra, distanza di più di un metro quando si prende un caffè insieme, spesa negli orari e nei giorni in cui c’è meno gente e comunque in supermercati molto grandi, in cui è più facile starsi alla larga gli uni dagli altri, niente visita ai nonni anche se costa sia a  noi che a loro.

Ovviamente c’è chi se ne sbatte altamente. In questo periodo sento di gente in vacanza; gente che viaggia come se niente fosse; gente che organizza feste per i figli e che non rinuncia a un bell’aperitivo tutti ammassati da qualche parte. Un po’ di paura, dunque, ci sta tutta. Ci sono invece esempi virtuosi su cui dovremmo concentrarci e che ci aiutano ad andare oltre questi pensieri difficili.

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