melville

Sono anni che cerco di ultimare la lettura di Moby Dick di Herman Melville ed è strano perché è un libro che amo davvero. La prima volta che ho preso in mano il corposo volumetto, temevo che avrei incontrato passaggi noiosi o che mi sarei immersa in una lettura troppo classica. D’altronde, a voler sintetizzare ignobilmente la storia, tratta di un maestro che ogni tanto si imbarca, che diviene amico del selvaggio Queequeg, che si imbarca con il pazzo Ahab e che vedrà finir male la maggior parte dei suoi compagni di viaggio. Il tutto condito da descrizioni di spermaceti e di manovre di caccia.

Qeequeg

Non potevo sbagliarmi di più: Melville è dotato di una strepitosa e sottile ironia, che a volte si coglie subito, a volte richiede una lettura più attenta. I suoi riferimenti costanti al testo biblico e alle sue interpretazioni ultra ortodosse; l’analisi della gente e della società dei suoi tempi; lo sguardo al diverso, al colonizzato trattato poi come selvaggio; la sua capacità di portarci in mare aperto con i nostri pensieri e non solo con la storia di Ismaele ne fanno uno dei più grandi scrittori al mondo.

Uno dei miei capitoli preferiti è quello intitolato Ramadan, in cui Ismaele si trova alle prese con i riti religiosi del ramponiere Queequeg, ormai suo amico, e che è occasione per discutere della religione e di come questa intervenga nella vita degli uomini.

Inoltre, cercai di spiegargli, il digiuno incava il corpo; e quindi si incava anche l’anima; e tutti i pensieri nati dal digiuno devono necessariamente essere mezzo affamati.

Per non mollare la storia, ho acquistato anche l’audiolibro, che ascolto spesso con l’iPod mentre passeggio o sono in giro per la spesa. Il rischio è che mi metta a ridere da sola per strada, ma grazie agli auricolari per smartphone non sono più l’unica a sembrare senza rotelle.

moby dickA volte, la storia del maestro marinaio e del capodoglio (ormai lo sappiamo che non era una balena) mi costringe a riflettere su temi importanti, come la fede, la lealtà, l’amicizia, la felicità.

Potessi continuare a strizzare quello spermaceti per sempre! Perché ora, dopo molte prolungate e ripetute esperienze, mi sono accorto che, in ogni caso, l’uomo deve alla fine abbassare o almeno modificare il suo concetto della felicità ragiungibile, non ponendola da qualche parte nell’intelletto o nella fantasia, ma nella moglie, nel cuore, nel letto, nella tavola, nella sella, nel focolare, nella patria.; ora che mi sono accorto di tutto questo, sono pronto a strizzare in eterno la tinozza. (Cap. Una stretta della mano – Trad. Fernanda Pivano)

Pur essendo terrorizzata dall’acqua (non salgo neanche sui pedalò), leggere di velieri, di baleniere in alto mare, di marinai mi rende felice (ho sempre raccontato anche la mia passione per Conrad).

In vista dell’autunno, e del più tedioso inverno, non posso dunque che riprendere il mio viaggio con Ismaele e di invitarvi a partire con me. Incontreremo molte interruzioni, ma ne sarà valsa la pena.

Foto | Noodlers Jade Ahab Flex via photopin (license)Image taken from page 64 of ‘Journal of a Voyage to Greenland, in the year 1821. With graphic illustrations’ via photopin (license)

 

 

 

 

 

 

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