Gli ipocriti Mazzoni

Sei la figlia o sei la madre? Leggere Gli ipocriti, il nuovo romanzo di Eleonora Mazzoni mi ha fatto uno strano effetto. Da un lato ho ricordato alcuni episodi della mia giovinezza: smarrita, i primi giorni di università, chiedo una mano ai banchetti di associazioni cattoliche che fornivano indicazioni; io nel gruppo di studio biblico; io che cresco e non credo più alla mitologia familiare; io alle prese con la prof di latino che era stata prof di mia madre e somiglia sorprendentemente a quella descritta nel romanzo.

Poi, però, mi sono detta, io qui sono la mamma di una ragazzina che sarà presto (per me) adolescente. Come sono diventata in questi anni? Che scelte ho fatto? Mia figlia mi vedrà come un’ipocrita? Perché, parliamone, i genitori della protagonista sono stati probabilmente adolescenti cresciuti anche loro in un humus di ipocriti.

E non tutti, crescendo, hanno la fortuna o la forza di comprendere lo scollamento tra valori ostentati e realtà, la necessità di sganciarsi per un attimo da porti apparentemente sicuri e trovare una propria strada.

Manu, che scopre nel modo peggiore l’ipocrisia degli adulti che la circondano, ha solo quindici anni, ma sa già come farsi del male, quali atteggiamenti degli altri non la convincono, chi sono le persone a cui ispirarsi.

Pensi di conoscere le persone, poi ti accorgi che di loro non sai nulla. Finché non metti le telecamere, naturalmente.

Come tutti gli adolescenti ritaglia le sue convinzioni senza sfumature; quelle sulla propria identità come sull’identità e valore altrui. Il cambiamento è sempre traumatico.

Io il paradiso me lo immagino immobile. Un luogo in cui ci si addormenta sapendo che al risveglio si ritroverà tutto identico a come lo si è lasciato.

Quello di cui non si rende conto è che la sua lettura della realtà è filtrata dalle letture della realtà del lager (il gruppo religioso da lei frequentato e così chiamato da sua sorella che ne è uscita). In parte contesta l’ipocrisia dei suoi genitori, che ne fanno parte, ma sono, appunto, ipocriti. In parte ha un’idea di bene e male che appartiene, necessariamente, alla comunità in cui è cresciuta.

Ho conosciuto la Mazzoni scrittrice leggendo il suo bel primo libro, Le difettose. In questa sua nuova prova mi sembra di vedere la Mazzoni attrice perché alcuni monologhi o conversazioni sembrano perfetti per una serie di scene, di quelle che cambiano continuamente grazie ad una piattaforma rotante (perdonate la mia scarsa dimestichezza con il linguaggio tecnico del teatro).

Gli ipocriti è quasi un romanzo di formazione. Quasi, perché letto da una persona di oltre quarant’anni è, come indicavo prima, una dolorosa presa di coscienza. Ricordiamo tutti il nostro risveglio al mondo reale, ma tutti ora sappiamo quanto sia difficile viverlo senza essere, appunto, ipocriti.

Mio padre non è stato un granché, ammettiamolo. Trasferendo in cantina i suoi vestiti e i suoi libri, visto che non voleva portarsi via nulla, oltre ai tantissimi giornali e a qualche scatola di sigari, abbiamo trovato solo una cassapanca zeppa di foto e locandine dei film del suo amato Lubitsch. Ma si può? L’unico suo effetto personale erano immagini non di me o di Valeria, della mamma o dei nonni, no, lui si teneva le facce di perfetti sconosciuti morti chissà quanti secoli fa. Però c’è. Sta qui. È lui, mio padre. Si può voler bene a un padre che non è stato un granché?

 

Eleonora Mazzoni
Gli Ipocriti
Chiarelettere
Milano 2015
pp. 256
euro 16.90

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