La revisione senza fine

di M.Barbara

Si comincia con un’idea nella testa, poi qualche appunto. Segue la prima stesura, a volte fluida, a volte lenta. Infine inizia la maledizione della revisione.dabuttare

La revisione prevede quattro controlli (almeno nel mio caso): un editing di base (refusi, ripetizioni, congiuntivi, accenti), un editing sintattico, uno sullo stile, un editing sulla trama (funziona? è coerente? i personaggi sono plausibili?). Infine, ahimè….

Infine arriva un’ansia sottile, quella da cui non bisognerebbe mai farsi prendere ovvero l’ansia di rivedere tutto, di riscrivere intere frasi quando non intere parti.

Che problema c’è, giusto? Più si revisiona, meglio è. Taglia, cuci, lima. Certo, ma ad un certo punto è necessario fermarsi. Il rischio è di snaturare il nostro testo perché travolti dalla troppa insicurezza.

L’ideale sarebbe commissionare una lettura finale ad una persona di nostra fiducia che lavora nel settore dell’editoria. Non potendo permettercelo, possiamo chiedere un parere mirato agli amici che si offrono come lettori.

Non dobbiamo chiedere se il racconto/romanzo è piaciuto o meno. È più opportuno, per chi è insicuro, procedere con domande precise: i personaggi ti convincono? La storia ha senso secondo te? Hai notato degli errori?

Infine, per non trasformare anche questa fase in un loop, è importantissimo darsi una scadenza. Che sia di presentazione ad un editore, di autopubblicazione, di presentazione sul blog. Ci deve essere, sul nostro calendario, una data che ci avvisa:

Mesdames et Messieurs, rien ne va plus… les jeux sont faits.

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