È più comune di quanto non si creda. Molti scrittori, compresa la sottoscritta, trovano faticoso il diventare visibili pubblicando i propri racconti e romanzi.

Photographer, visibilità
Che si vendano dieci o diecimila copie, non è facile esporsi al giudizio altrui. Tuttavia sarebbe un errore credere che questi timori abbiano a che fare soltanto con il parere che gli altri possono esprimere sulla qualità dello scritto.

Quando uno scrittore sceglie la storia da narrare sa che, inevitabilmente, qualcosa di sé finirà in quella storia. Anche quando si tratta di una storia fantasy o di un thriller. Non è facile tenere a bada la propria biografia, i propri ricordi, i sogni. Non è facile lasciare che i personaggi siano se stessi.

Quando il racconto è scritto, pubblicato, diventa parte della vita del lettore. Lettore che se ne appropria, proiettandovi le proprie attese, i propri sogni, scoprendo a volte quali sono quelli dello scrittore.

È come un gioco di rimandi e scoperte continue. Un gioco, appunto, di cui non aver paura. Sono libri, non Horcrux. A volte un briciolo di verità potrà scappare, a volte saremo noi stessi ad aver bisogno che la nostra storia emerga.

È importante però capire, accettare, che la narrazione del nostro vissuto non ci identifica pienamente, non ci incasella. Racconta a noi stessi e agli altri briciole di quello che è il nostro personale grande universo in espansione.

NOTA: QUESTO POST È STATO PUBBLICATO IL 25 NOVEMBRE NEL MIO PROFILO LINKEDIN

Foto di Radhi Al Asmakh

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