carrere limonovChe rapporto ci sarà mai tra la biografia dello scrittore russo Eduard Limonov, composta dallo scrittore francese Emmanuel Carrère, e il Giorno della memoria? Nessuno, apparentemente.

Sono due giorni che navigo ammirata, irritata e talvolta disgustata, tra le gesta di questo personaggio che sembra completamente inventato e invece è reale e ha attraversato buona parte della storia dell’Europa e della Russia.

Carrère con una scrittura intrigante e, secondo me, spesso compiaciuta descrive il percorso di un uomo che oggi definiremmo “politicamente scorretto”, un villain, un anti eroe, che passa dal sogno di una Russia forte, che incute terrore, alle milizie filoserbe. Limonov sogna i salotti pieni di gente ricca pronta ad osannarlo, ma non esita a fare di sé un personaggio tragico trascinandosi in situazioni umilianti e dolorose.

Come mi ha portata Limonov al Giorno della memoria? La sua storia personale si snoda tra la fine dello stalinismo e i più recenti conflitti nei balcani. Tra episodi feroci, milioni di persone eliminate dalla faccia della terra, discriminazioni violente, guerra civile, mi sono ritrovata ancora una volta a pensare che siamo esseri strani. Che abbiamo trasformato la memoria delle violenze altrui in un alibi per la nostra colpevole indifferenza.

Siamo circondati ogni giorno dai massacri perpetrati dall’uomo. Negli anni abbiamo imparato che non ci sono soltanto i grandi regimi totalitari ad annientare l’uomo, ma anche quelle guerre che a noi sembrano piccole, nascoste, anche se non lo sono affato. L’ex Jugoslavia, il massacro dei Tutsi, la Siria, le Guerre del Golfo e poi via via le violenze che sembrano silenziose contro le donne, gli omosessuali, le minoranze etniche o religiose.

È questo il nostro mondo. Stiamo ancora voltando lo sguardo. Raccontiamo barzellette omofobe, misogine, razziste. Aggiungiamo i soliti “ma” in coda alle nostre affermazioni scorrette e volte solo a proteggere la nostra presunta normalità, quelli che riteniamo privilegi acquisiti.

Non credo che l’uomo cesserà di essere razzista a breve. È un percorso umano e soprattutto educativo che richiede generazioni. Noi però non possiamo non fare questo primo passo, nella nostra famiglia, tra gli amici, i conoscenti. È ora di prenderci le nostre piccole ma decisive responsabilità.

E se proprio volete un libro da leggere, eccomi a citare ripetutamente e inevitabilmente La banalità del male, di Hannah Arendt. Il male è banale. Il male, spesso, siamo noi.

Emmanuel Carrère
Limonov
Traduzione di Francesco Bergamasco
Fabula
2012,
pp. 356 € 19,00
isbn: 9788845927331

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