san valentino
Quest’anno va così: ripenso a quando volevo vestirmi da Darth Vader, a quando sognavo un omaggio romantico e alla triste realtà che non ho ancora avuto nessuna delle due cose. Certo, faccio sempre in tempo a passare al lato oscuro (anche se dato il mio scarso metro e sessanta, sembrerei un marshmallow tutto nero) e potrei comprarmi da sola dei cuori di cioccolata (non convertirò mai il coniuge al marketing delle grandi feste), ma non è la stessa cosa.

Per una volta vorrei troneggiare su qualcuno (non vale imbucarsi alle feste dei figli), per una volta vorrei essere sorpresa da un gesto romantico imprevedibile (non è detto che debba venire da mio marito a questo punto).

Come al solito cercherò di provare le stesse sensazioni leggendo un libro, magari Il diavolo veste Prada oppure uno dei nuovi YA di fantascienza. Energie per scrivere una storia romantica che mi faccia star bene e mi rappresenti? Difficile.

Sono troppo disincantata, troppo vecchia per credere all’amore eterno e all’anima gemella, anche se tutti ‘sti cuori mi stanno proponendo un incipit e lo butto qui così come mi viene:

Io e mio marito ci eravamo incontrati a trent’anni. Lui non credeva affatto nell’anima gemella, ma in una scelta personale rafforzata da un impegno continuativo. La sottoscritta era convinta di aver invece incontrato l’uomo giusto e su questa cosa continuavamo a dibattere anni dopo.

«Quindi, se io domani morissi, tu non avresti problemi a rifarti una vita.»
«Che vuoi dire?»
«Che se non sono la tua anima gemella, che se tutto dipende da coincidenze, momento storico e tutta quella roba razionale che mi propini, allora niente ti vieta di incontrare un’altra donna come me.»
«Come te? Impossibile.»
«Stai per aggiungere “per fortuna?”»
«Ti assicuro di no. E comunque se proprio vuoi discutere, allora facciamolo per bene. Se io sono la tua anima gemella, allora tu non hai fatto altro che accettare il tuo destino. Io sarei la tua pietra di Sisifo e, lasciamelo dire, a me la storia che Sisifo fosse un eroe perché aveva assunto su di sé il fato deciso dagli dei non mi ha mai convinto.»
«Se non altro sei consapevole del tuo ruolo nella mia vita.»

Che faccio, continuo?

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