Ofelia

>post da appassionata, non da esperta<

Ofelia, attenta, cara mia sorella! Tieniti sempre nella retroguardia della passione, fuor dalla portata e dai pericoli del desiderio.

Ofelia ci prova, ci prova davvero a mantenere un decente equilibrio mentre il vendicativo Amleto si prepara ad incastrare lo zio/patrigno. Ma non ci riesce. Finirà annegata in un fiume, circondata dai fiori e dalle sue ampie vesti.

Non che altre donne raccontate da Will siano finite molto meglio.

Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua,
l’han sostenuta per un poco a galla,
nel mentre ch’ella, come una sirena,
cantava spunti d’antiche canzoni,
come incosciente della sua sciagura
o come una creatura d’altro regno
e familiare con quell’elemento.
Ma non per molto, perché le sue vesti
appesantite dall’acqua assorbita,
trascinaron la misera dal letto
del suo canto ad una fangosa morte.

È caduta? Si è uccisa? Non è questo che ci preme qui considerare (mi faccio travolgere dal tono aulico e teatrale). Il punto è che Ofelia muore. Non si concede, ma muore. Perché? Non poteva lasciar perdere quest’uomo che dava i numeri? Non poteva amarlo, ma tuttavia restare lei distaccata, sana?

È comunque in buona compagnia, a pensarci bene. Ofelia cade nel fiume, Lady Macbeth muore, Desdemona muore, Giulietta muore, Gertrude (la madre di Amleto) pure. Ovviamente muore anche Cleopatra. Eh lo so, chi non muore nelle tragedie del caro vecchio Will?

Sembra che la passione, per Shakespeare (che sia passione d’amore, che sia passione per il potere), abbia sempre conseguenze nefaste. Perché annebbia i sensi, ci porta al confine con la realtà (in molti monologhi i personaggi hanno visioni o sono incerti delle proprie percezioni). La passione è pericolosa.

Sopravvive però Porzia che, ne Il Mercante di Venezia, non è travolta dal suo amore per quella mezza calzetta di Bassanio (l’ho sempre visto così). È lei che conduce il gioco, lei che si muove al di là dei limiti imposti a una donna.

Conserva la sua dignità anche Beatrice, di Molto rumore per nulla. Che sì, cede all’amore, ma conservando la propria intelligenza ed ironia.

E dire che volevo parlare solo di Ofelia. Ora mi fermo, però, perché, appunto, sono stata travolta dalla passione, mentre vorrei approfondire l’argomento in questione e scrivere un testo più competente ed elaborato.

Vi lascio con una curiosità: sono passati 400 anni dalla morte del bardo e grazie a Maria Di Biase, al suo Scratchbook e al gruppo Facebook Maratona Shakespeariana (#maratonashakespeariana), ho davanti a me ancora dieci mesi di deliri personali. Se amate Will, venite a dare un’occhiata al gruppo. È pieno di persone curiose, simpatiche, intelligenti. Vi divertirete (si fa per dire, fino a primavera si muore che è una meraviglia).

#maratonashakespeariana

Tesi da Amleto di William Shakespeare, traduzione di Goffredo Raponi. Versione disponibile gratuitamente su liberliber.

Foto di All my lessons are done… via photopin (license)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...