Gary Coooper Buio oltre la siepeSolo ieri piangevamo la morte della scrittrice americana Harper Lee, passata alla storia per il romanzo Il buio oltre la siepe, pubblicato nel 1960 con il titolo To Kill a Mockingbird (Uccidere un usignolo).

harper lee buio oltre la siepeSe non hai letto il romanzo, sicuramente hai visto il film omonimo con Gregory Peck (*sigh), uscito appena due anni dopo il libro. In ogni caso, volendo approfondire, non è difficile immergersi nella storia dell’avvocato Atticus Finch, chiamato a difendere dall’accusa di omicidio il nero Tom Robinson.

Più difficile sarà cercare di commemorare il filosofo, semiologo e scrittore Umberto Eco, leggendo, chessò, Il nome della rosa o uno dei suoi trattati di semiologia o magari Apocalittici e Integrati (il saggio del 1964 sulla comunicazione di massa).

Sean Connery il nome della rosaEco è stato un grande professore e saggista e quando è passato alla narrativa ha avuto successo a livello internazionale anche tra i comuni lettori.

Per molti di noi il romanzo Il nome della rosa è associato a questa copertina e al volto di Sean Connery e nonostante la trasposizione cinematografica sia stata molto criticata, ha indubbiamente contribuito al successo del libro.il nome della rosa

Io, devo ammetterlo, non sono mai riuscita a finirlo, mentre la scrittrice Licia Troisi ha raccontato di rileggerlo almeno una volta l’anno e di aver inserito nei suoi romanzi dialoghi o scene che si svolgono all’interno di una biblioteca.

Siccome sono una lettrice tenace e piena di sensi di colpa, qualche anno fa, per fare ammenda, mi sono concentrata su Il pendolo di Foucault. L’ho letto tutto, bada bene, e alla fine mi sono sentita frastornata, ancora priva di passione e ammirazione per i romanzi del professor Eco, che invece avevo apprezzato come studioso.

Perché, diciamoci la verità, a meno che tu non sia un estimatore della prima ora, non è facile tuffarsi nelle sue opere, così di punto in bianco. Il suo linguaggio è complesso, ricco e non cattura il lettore al primo tentativo.

Le citazioni dotte, le digressioni che paiono brevi saggi autonomi (e che potrebbero scomparire lasciando fluire la narrazione) mi impediscono di godere appieno della storia, di immergermi. È come un continuo tuffarsi e scappar fuori dall’acqua: immedesimazione e analisi distaccata degli avvenimenti.

Pare sia una caratteristica dei docenti universitari. Essere dotti e intelligenti e pieni di senso dell’umorismo, ed esperti di tecniche della narrazione non significa saperle applicare. Ad ogni modo, questo è solo il mio punto di vista. Magari a te è piaciuto tantissimo e stasera riprenderai tra le mani i volumi che custodisci nella biblioteca.

In ogni caso, tutti noi sappiamo che se ne è andato un maestro del pensiero; non un semplice protagonista della scena culturale, ma un produttore di cultura in senso ampio. Così come Harper Lee ha regalato al mondo, con la storia di Atticus e di Tom, uno squarcio sulla nostra quiescente coscienza (alliterazione poco simpatica, lo so).

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