Oggi mi tocca inaugurare una nuova rubrica, che chiamerò Voci nella rete. Mi tocca perché ieri è capitata una cosa curiosa.

Una persona che legge il mio blog e, spero, anche le mie storie, ha deciso di regalarmi una parte della sua. Le è piaciuto quello che ho scritto sulla mia pagina Facebook:

Quando leggono le mie storie, molte persone mi chiedono se siano vere o meno. Quando lo sono lo dico, con l’approvazione della persona che mi ha permesso di condividere con lei un tragitto di strada. È stato così, ad esempio, per il racconto lungo (quasi un romanzo breve) Problemi di cuore.
Magari non ci avete pensato, ma tutti voi avete storie da raccontare, perché tutti voi avete una vita ricca e complessa.

Mi ha scritto quindi chiedendomi se poteva condividere con me quello che le sta capitando e ho deciso di ospitarla.

Il suo nome è Tammy e alla sua esperienza ha dato un titolo che in questi giorni ha un suo perché: Come Kate e Leo. Certo che non è il suo vero nome, ma serve a proteggere la sua privacy. Cosa che farò puntualmente, se vorrete scrivermi e se mi autorizzerete a parlare di voi.

La sua storia è sicuramente familiare anche a te e tocca temi classici della narrazione: l’amicizia tra uomo è donna (è possibile? è solo una finta da parte di lui?); l’attrazione tra persone sposate; il rimescolio di sentimenti contrastanti tra loro (sono sicura di stare con la persona giusta, ma sono felice quando lui/lei mi guarda e mi parla).

Dovrò chiedere il permesso a questa lettrice di approfondire la sua storia e farne un racconto. Che ne pensi? Ora lascio la parola a lei:

Come Kate e Leo 

Io la capisco Kate Winslet. Oddio non sono esteticamente stupenda e luminosa come lei e il mio amico del cuore non è certo Leonardo DiCaprio, ma la capisco eccome.
Con lui non ci faresti certo dei figli, anche perché al tuo fianco hai il compagno e padre perfetto che hai scelto dopo anni e anni di audizioni e col cavolo che lo molleresti. Ma lui…
Lui è l’amico di sempre, quello con cui condividi confidenze e passioni e battute, anche pesanti, quello che ti ha vista cambiare negli anni ma ti guarda sempre in un modo speciale tra il “dammi il cinque, sorella” e il “mamma mia come mi ti farei” e tu ricambi regolarmente quello sguardo di complicità.
Quindi la capisco Kate, capisco che lo cerchi quando raggiunge un traguardo professionale importante, perché fanno lo stesso lavoro e nessuno può capire certi traguardi, nemmeno il compagno e padre perfetto che ti sta accanto e gioisce con te, ma non può capire fino in fondo la soddisfazione.
Capisco che a sua volta partecipi ai suoi di successi, in una poltiglia di affetto e stima che ogni tanto sembra davvero amore, ma non è.
La capisco anche quando se lo immagina al suo fianco, tutti i giorni, tutte le mattine, con quel caratteraccio terribile (veramente è terribile il carattere di entrambi) e sa che finirebbe regolarmente in rissa.
E allora lo capisco questo quasi amore a piccole dosi, omeopatico, privo della consumazione, che non fa male a nessuno, forse. Non sempre, diciamo.
Perché poi ci sono i picchi, momenti epici o drammatici in cui quel quasi amore esplode e se ne accorgono un po’ tutti e a tratti andresti al bancone a chiederla ‘sta cazzo di consumazione per vedere l’effetto che fa. Ma immagino anche che poi ritorni in sè, che alla fine siamo noi donne a fare il gioco ammettiamolo, e decida di tenersi quella poltiglia di affetto e stima che la fa sentire viva e felice di quello che ha e non vorrebbe altro.

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