Stamattina, mentre preparavo il caffè, mio marito mi dice:

ma sai che è morto Ray Tomlinson, l’inventore dell’email e dell’at?

Così, mi fiondo sul sito dell’Ansa, per curiosare al volo e leggo, un po’ sorpresa che:

i suoi collaboratori lo ricordano come un uomo umile e modesto che non utilizzava nemmeno tanto spesso le e-mail.


Tomllinson, che lavorava al progetto Arpanet, aveva spedito la sua prima email nel 1971. L’aveva spedita a se stesso, per testarne il funzionamento e scelto la @ che precedesse l’indirizzo del mittente. Una curiosità che leggo sul Corriere:

I nomi dati al simbolo variano da nazione a nazione, se nella lingua inglese è «at» gli italiani e i francesi la chiamano chiocciola, per i russi è un cane, per i finlandesi un gatto arrotolato, per i cinesi un topo, per i tedeschi una coda di scimmia.

Il mio primo pensiero sulla triste notizia è stato in realtà un ricordo, quello di quando ho avuto il mio primo indirizzo di posta elettronica. Non avevo i soldi per pagare la connessione e il servizio e così, grazie agli amici più sgamati, sono riuscita a crearmi un indirizzo gratuito presso usa.net.
Non usavo il mio vero nome, ma uno ispirato a Nathan Never. Come sarebbe a dire che non sai chi è Nathan Never? Date un’occhiata al sito della Bonelli, ché non ho tempo di parlarmi del mio amore per lui (devo finire il post prima di portare mia figlia a scuola).

Dunque, dove eravamo? Ah sì, il mio primo indirizzo, che usavo dall’ufficio del mio primo lavoro regolarmente retribuito (un miracolo, avevo anche un contratto a norma di legge). Nel sottofondo dei miei ricordi c’è anche il rumore del primo modem da me posseduto, un Robotics di seconda mano. Come? Non hai mai ascoltato il rumore dei modem? Ecco qui:

Dicevo? Ecco, mentre pensavo alle prime email che ho mandato e ricevuto, mi è venuto in mente il romanzo Le ho mai raccontato del vento del nord, in cui o protagonisti si innamorano via mail.

Non so se ti capita di pensare a come le nuove tecnologie hanno cambiato le dinamiche delle storie d’amore e d’avventura e costretto i narratori a nuove strategie. Non ci sono più lunghi giorni d’attesa, lettere da bruciare, scritture da riconoscere, odori, tipi di carta.

Non ci sono momenti, lunghi, da riempire di pensieri, sogni, aspettative. Il senso dell’urgenza si è invece introdotto nella narrazione e così le password e gli hacker e le emoticon e dall’email in poi le relazioni continuano a cambiare (basti pensare a whatsapp, al sexting, ai video).

Il romanticismo stesso ha acquisito sfumature diverse (no eh, che non ti venga in mente le cinquanta, che proprio non è il caso). Insomma, non ho le competenze per farlo, ma se le avessi organizzerei un bel corso su come le email hanno modificato le relazioni nella narrativa.

Di come abbiano modificato la vita dello scrittore ne parliamo la prossima volta (è ora di preparare la merenda).

Foto | E-Mail via photopin (license)

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