Ecco un breve saggio che mi ha molto divertita. Ho avuto l’opportunità di leggerlo in anteprima, ma potrete trovarlo in vendita già dalla prossima settimana. Si tratta di Anche Francesco le diceva – Una riflessione sociolinguistica sull’uso delle parolacce, scritto da Natale Fioretto e puparolaccebblicato dalla Graphe.it. Non fatevi spaventare dal sottotitolo: il saggio è chiaro e scorrevole.
In circa trentasei pagine, e per soli cinque euro, grazie al curioso Fioretto, perugino, docente universitario di lingua italiana e di traduzione dal russo, scoprirete il valore che nei secoli è stato dato al turpiloquio, da dove nasce, perché ci serve, quanto e come politici, giornalisti e personaggi pubblici le usano e come mai è ancora un tabù.
D’altronde, da sempre le parolacce hanno arricchito le conversazioni umane, i testi teatrali e cinematografici; da sempre consentono alla nostra rabbia di sfogarsi in modo tutto sommato innocuo.

Un gruppo di studiosi della University of keele di New- castle-under-Lyme, nello Staffordshire, inghilterra, infatti, ha dimostrato35 che imprecando il ritmo cardiaco aumenta sensibilmente e il corpo reagisce con uno stimolo a resi- stere; quindi imprecare innescherebbe una risposta emo- zionale e fisica eccitando l’aggressività per poi trasformarla in resistenza; una volta raggiunto l’apice dell’intensità emotiva, si torna in uno stato di calma.

Davvero curiose le note sull’uso di queste brutte parole da parte di personaggi insospettabili, come ad esempio Francesco d’Assisi e Martin Lutero. Incredibile, no? Certo, loro lo facevano con nobili intenti…

Sembrerebbe azzardato e irriverente accostare ai personaggi appena citati la figura ieratica di Francesco d’Assisi, eppure anche il Poverello ha usato le male parole per smascherare il piano di chi è o dovrebbe essere all’origine di ogni male: il diavolo.

L’autore analizza anche alcune parolacce in modo specifico e ci regala, come ho già evidenziato due paragrafi in su, chicche riguardanti esperimenti scientifici e, proseguendo, la commedia dell’arte. Insomma, un libriccino prezioso, divertente, istruttivo, da regalare sia all’amico pudico che a quello eccessivamente sboccato.

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