storie
A partire da oggi ci saranno due nuove storie che si muoveranno online, perderanno e vedranno ricostruita la propria identità. Si tratta dell’attentato di Bruxelles e delle giovani morte nell’incidente in Spagna. La prima cosa che ho fatto, stamattina, è stato cercare informazioni attendibili, ma ho notato che alcune fonti erano in contrasto tra di loro. La necessità di correre, di battere gli altri sul tempo rende plausibili note non giustificate e le successive rettifiche. Così ho smesso, anche per non incorrere nei primi commenti idioti, che stimolano il mio lato meno gentile, e in considerazioni banali e fuori luogo.

Man mano che le ore passavano, la voce narrante che è in me ha cominciato a discutere con quella che ha studiato giornalismo. Da troppo tempo vedo nascere, intorno ad alcune notizie, una costruzione narrativa inappropriata, volta ad ottenere determinate reazioni da parte del lettore. Ecco, mi sto impegnando per cercare le parole giuste, ma forse un esempio un po’ terra terra renderà meglio le idee: qualsiasi notizia viene trasformata in una puntata di C’è posta per te. I fatti lasciano il posto alle interpretazioni e alle reazioni emotive.

Certo, non esiste una descrizione obiettiva dei fatti, tutto viene raccontato da un punto di vista, quello del giornalista, che a sua volta raccoglie i punti di vista e i ricordi di altre persone (ed ecco perché confronti e verifiche sono sempre doverosi).

Il non poter giungere alla verità come atto puro, tuttavia, non giustifica la rinuncia ad una descrizione che non sia narrazione immaginifica o demagogica.

Insomma, è più facile gridare ai terroristi e scatenare il solito dibattito; è più facile fare pornografia con le storie dell’autista addormentato e con le foto o le storie delle ragazze che si impegnavano l’Erasmus.

Più difficile costruire una narrazione attendibile, basata sui fatti, complessa quando sfocia nell’indagine, rispettosa di tutti i soggetti coinvolti. Più difficile e indubbiamente inutile se si è a caccia di visibilità e guadagno immediato.

D’altra parte lo stesso problema lo abbiamo noi lettori. Quanto davvero vogliamo approfondire? Quanto entrare in contatto con il dolore altrui senza ridurlo a nostro pettegolezzo? Quanto ci beiamo del nostro essere tempestivi nei commenti online, del nostro trollare, del nostro parlarci addosso?

Nei prossimi giorni queste storie perderanno la loro identità per acquistarne una decisa dai narratori e dovremo stare molto attenti per non stare al gioco dell’approssimazione e del monopolizzare le informazioni a proprio piacere.

Foto | 4/52 } invention via photopin (license)

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