Quarantasei e poi

di M.Barbara

buon compleanno a me 3

Domani compio quarantasei anni. Quando ero bambina, avevo questa assurda convinzione che raggiunti i quaranta avrei trovato pace. Avevo l’animo irrequieto: la complessità del mondo e dei sentimenti mi attraeva tanto quanto mi faceva paura. Crescere mi sembrava faticosissimo, un’impresa.

Così, invece di vivere sul serio, mi sono messa ad aspettare che accadesse qualcosa di buono. Nel frattempo, per essere sicura di meritarmi il mio futuro zen pieno di soddisfazioni, mi rendevo docile e accondiscendente.

Non stupida, non senza una mia opinione su tutto. Ero però in grado di mettermi da parte, per far posto ai desideri altrui. Tanto, pensavo, prima o poi sarei diventata grande.

È stata una gran fregatura crescere e scoprire che non solo il momento dell’illuminazione pacificatrice non arrivava, ma la vita, i sentimenti e le decisioni da prendere si complicavano. Per aggiungere al danno una beffa, ecco: avevo passato così tanto tempo a fare quello che gli altri volevano da non conoscere i miei desideri più profondi.

Poi arrivano i 45 e quelli sono entusiasmanti, ma fanno un po’ male e i 46 che mi dicono, senza remore, che puoi permetterti ancora di sognare, ma devi mettere da parte la possibilità di realizzare quei sogni. Non hai più tempo. Non hai più le energie. Non hai più le illusioni. Resta, a tratti, la vita. E a volte non è niente male.

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