body shaming
In breve: mentre in milioni seguiamo le nostre atlete e i nostri atleti che gareggiano alle Olimpiadi, e ne siamo fieri a prescindere dalle medaglie che prenderanno, pochi ***** (sto ancora scegliendo il termine) si dilettano in articoli che fanno vergognare la categoria dei giornalisti.

Spiccano l’articolo de Il resto del Carlino che definisce cicciottelle le atlete del tiro con l’arco e quello di Cosmopolitan sui “pacchi” maschili. Mentre nel primo caso le donne si sono arrabbiate e hanno commentato e massacrato giornale, giornalisti e direttori, nel secondo sono stati (così pare) pochi i commenti degli uomini. Qui, secondo me, entrano in gioco le storie e i modi per raccontare i due sessi.

Noi donne sappiamo che quando raggiungiamo dei risultati il modo migliore per sminuirci e farci a pezzi ovvero ridurci a un corpo da giudicare: i culi delle nuotatrici, il peso delle tiratrici con l’arco e via dicendo. Accade anche in ambiti diversi da quelli sportivo. Se una donna è brava, possiamo ridimensionarla facendola diventare gnocca o racchia. In alternativa si lavora sulla sua vita sessuale: frigida, tro* eccetera.

Lo fanno gli uomini, che si sentono minacciati, ma lo fanno anche le donne, che porette, vogliono dimostrare a se stesse di poter essere apprezzate dagli uomini e per farlo devono sminuire le proprie (presunte) concorrenti (in entrambi i casi vedi quanto successo con la Boldrini, Salvini e l’ignobile bambola gonfiabile recentemente).

Ora, perché quando un uomo viene fatto a pezzi non si indigna? Perché un atleta professionista non si sente un uomo oggetto se si parla del suo pacco? Perché, da sempre, parlare dell’aspetto fisico di un uomo non incide sulla percezione della sua competenza. Spostiamoci un po’: Al Pacino è da sempre considerato un ottimo attore e ha ricoperto strepitosi ruoli da protagonista, senza alcun bisogno di essere bello o avvenente o muscoloso.  Un’attrice dotata dello stesso talento, dovrebbe cercare di essere bella o quanto meno avvenente e male che vada dovrebbe suggerire una certa disponibilità sessuale.

E gli atleti che subiscono il cosiddetto body shaming? Dove li mettiamo? Sto già leggendo opinioni del tipo: ehi pure a noi maschi ci dicono le cose brutte e mica sono sessiste e allora?

Allora, questa non è una gara a chi viene offeso più o meno e con che genere di offesa. Dovremmo arrabbiarci tutti per post che riducono l’essere umano a oggetto, sia maschio o femmina. Dovremmo arrabbiarci tutti quando qualsiasi persona viene screditata con commenti pesanti sul suo aspetto fisico e sulla sessualità.

Gli uomini dovrebbero imparare anche che sì, essere considerati pezzi di carne o manzi può sembrare un complimento ma non lo è. E via dicendo. Non dobbiamo lavorare sul male minore, non dobbiamo avere più senso dell’umorismo. Dobbiamo invece pretendere rigore e professionalità dai giornalisti e correttezza e rispetto da ogni essere umano per ogni essere umano.

Nota per te che scrivi un racconto o un romanzo: queste sono modalità narrative quotidiane. Se pensi alla tua vita come a un romanzo storico/familiare non farai fatica a rintracciare gli stereotipi che hanno “costretto” le persone che conosci in ruoli asfittici e mortificanti. Quando completerai le descrizioni delle tue protagoniste e protagonisti e dei personaggi di contorno, pensaci. Anche se sei alle prese con un racconto semplice: davvero mister X e miss Y possiedono solo quelle caratteristiche? Davvero non c’è altro in loro se non essere macchiette? Viceversa, se ti servono personaggi stereotipati, saprai come costruirli.

Foto | Candidate Gets Zero Votes – Demands Recount via photopin (license)

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