giornata della memoria

Mi stato richiesto un pezzo sul Giorno della memoria, con qualche nuova idea perché ormai

è già stato detto tutto

Il che è vero, naturalmente, e a furia di ripetersi si finisce per svuotare di significato la ricorrenza stessa nonché gli articoli che ne parlano. Siamo dunque in un empasse: non c’è più niente da dire, ma non possiamo smettere di parlare. Mi chiedo se non sia scorretto il modo in cui comunichiamo il nostro messaggio. Mi chiedo anche: a chi lo comunichiamo?

A chi passerà la giornata rilanciando meme con frasi fatte e le solite fotografie? A chi userà quelle stesse foto per dire che oggi gli ebrei sono carnefici e non vittime? A chi guarderà ancora una volta i bambini morire nel mediterraneo e farà spallucce, ma si sentirà meglio per aver girato il meme di cui sopra? A chi dirà che vabbè però ora dobbiamo pensare agli italiani?

Ci ostiniamo a parlare a chi non vuol sentire, questa è la verità. Ci ostiniamo a parlare senza però comportarci correttamente e fare qualcosa per chi ora sta soffrendo. Ci sono ragazze e ragazzi che non hanno già più memoria della guerra, ma, fatto ancora più grave, se anche l’avessero non saprebbero che farsene. Come, inutile nascondersi, quegli adulti che non fanno altro che stigmatizzare le nuove generazioni.

Parliamoci chiaro: tutte queste giornate sono un glorioso alibi collettivo per non fare nulla. Sì, lo so, non siamo dei serial killer. Quindi? Dobbiamo assolverci? Anche gli italiani che denunciavano i loro vicini di casa erano brave persone. Anche chi si rifiuta di donare con la scusa dei complotti e degli imbrogli che portano i nostri soldi chissà dove (se Roma ladrona avesse davvero tutti quei soldi e quell’autoreferenzialità, tra l’altro, sarebbe una città al meglio di sé) è una brava persona.

Quanta miseria dell’anima intorno. Una miseria contagiosa, per me che sono una madre e devo educare mia figlia a dare, ma anche a proteggersi; a inserirsi nella società in cui vive, senza farsene assorbire.

Poi ci sono le persone che non perdono tempo. Quelle che aiutano. I volontari, gli studiosi, i bravi giornalisti, i pensatori, gli insegnanti, genitori, adulti responsabili. Una folla silenziosa per cui questa giornata, come tutte le altre in cui si ricordano gravi atrocità, ha un senso da tempo e a prescindere dalle commemorazioni ufficiali. A tutti voi: grazie. Noialtri, se non l’abbiamo fatto, rimbocchiamoci le maniche.

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