yasmina alaoui, marco guerra

Per cominciare bene la settimana, mi sono immersa nelle immagini di Yasmina Alaoui e Marco Guerra. La Alaoui lavora sulle sessioni che Guerra poi fotografa in bianco e nero, interpreta, legge, decora. Uno dei progetti più interessanti è Tales of Beauty. Il corpo ritratto mi ha costretta a fermarmi. Mi ha fatto sentire il peso, la concretezza e l’unicità anche del mio.

Mi sono chiesta molte volte se in fondo anche noi donne non perfette amiamo le modelle perché, inconsciamente, al di là delle rivendicazioni intellettuali, sogniamo di somigliare a loro. In parte credo sia così e credo sia così perché nessuno ci ha insegnato a leggere le nostre forme, a guardarle con curiosità, senza un giudizio pronto ad esplodere.

Abbiamo bisogno di una nuova narrazione, che diventi nel tempo tradizione, mitologia, racconto e se vogliamo archetipo. Ci vogliono parole e sogni e fantasie e immagini che ridiano spessore e verità a quelle che ci vengono somministrate sin dalla nascita.

Questo progetto mi sembra che regali a tutti noi uno sguardo nuovo e che renda, come dicevo, concrete, quelle idee, quei principi in cui crediamo, ma che a volte ci sembrano evanescenti dinanzi alla narrazione del corpo cui siamo abituati. Questo progetto, in qualche modo, ci insegna a guardare.

Allo sguardo, però, devono seguire anche parole e storie di donne vere, diverse, complesse, consapevoli del proprio corpo. Sono quindi andata a rileggere un romanzo che mi aveva colpito anni fa, perché la protagonista era una donna che combatteva col proprio peso. Allora mi ero detta: finalmente una donna non filiforme, in cui posso identificarmi.

Poi ho pensato: perché questa protagonista parla continuamente del proprio corpo? Perché lo abita come grasso e non lo abita e basta? Perché la scrittrice, per darle gli stessi diritti delle protagoniste mannequin, deve ribadirne l’imbarazzo?

Perché è così che va. Perché le donne che differiscono dai modelli di riferimento sono imbarazzate di essere quello che sono. Però potrebbe andare diversamente e magari potrebbero leggere di una donna che si vive intera e non abita il proprio corpo, lo è, senza paragonarlo, giudicarlo, farne un limite o terreno di rivendicazione? E su questo, come scrittrice, sto lavorando, sperando che presto le mie protagoniste trovino una loro strada.

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