troll, haters

Troll, haters, cretini, ignoranti, omofobi, sobillatori, violenti, frustrati, vigliacchi, millantatori, delinquenti e via dicendo. Non farmi replicare l’elenco al femminile: sai già, spero, che non faccio distinzioni di sesso né di orientamento sessuale. Perché la cattiveria è democratica e riguarda persone di ogni genere e in questi giorni di terremoti, di valanghe, di rifugiati tra la neve, di bambini scomparsi e di commentatori idioti, è più che evidente.

La rete, per chi vuole scrivere un romanzo, è una piazza senza fine. Un luogo da poter esplorare in tutta comodità, sorseggiando, a scelta, un tè, una birra, un bicchiere di vino. Non posso negare che talvolta questo privilegiato punto di osservazione sia generatore di crampi.

C’è gente che proprio non sa trattenersi: sotto la richiesta di aiuto di una persona bloccata dalla neve in una zona del sisma c’è stata gente che ha risposto con attacchi gratuiti del tipo vallo a dire a quelli che stanno al governo. Roba che mi vien voglia di andarli a cercare e fargli lo sgambetto in un luogo affollato (temono più l’umiliazione pubblica di un ceffone).
Ma torniamo a noi.

Perché questa masnada di gente meschina è utile a me e a te quando siamo alle prese con una storia da scrivere?

È presto detto. Selezionane una decina, che siano diversi tra loro per sesso, età, titolo di studio, orientamento politico e che non abbiano limitato la privacy dei loro profili. Seleziona, per favore, i più cattivi e antipatici, quelli che ti fanno passare immediatamente dalla parte del torto.

Ora dai un’occhiata alle loro storie, a quelle che puoi dedurre da fotografie, esperienze di vita, contatti. Cosa vedi? Una mamma, un papà, una nonna, un ragazzino, una ragazza appena laureata, un’imprenditrice, un politico, un commesso, un animalista. Persone. Semplici persone.

In questo momento non ti suggerirò di ragionare sul discorso della Arendt a proposito della banalità del male, ma di sfruttare lo sconcerto che provi la prossima volta che metterai mano a uno dei tuoi protagonisti.

Che si tratti di una storia d’amore, di un giallo, di un romanzo storico, di narrativa fantasy, di storie famigliari, ricorda che anche le persone più apparentemente decifrabili sono complesse. Sfrutta le sfaccettature umane per creare una storia che ogni personaggio importante si porta dietro. A volte non sarà necessario narrarla, ma ti permetterà di costruirlo bene.

Naturalmente, al di là delle riflessioni filosofiche, psicologiche, narrative, molte di queste restano e resteranno sempre pessime persone, ingiustificabili. Se non altro, anche senza saperlo, saranno servite a qualcosa di buono.

Dimenticavo: don’t feed the troll 😉

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