oversize, sovrappeso

Non toglietemi il cibo mentre scrivo.

È più forte di me: io non bevo, non fumo, non assumo sostanze stupefacenti (a parte pizza e carbonara) e tra i dolci preferisco la cioccolata fondente. Ho una vita tranquilla, ai limiti della noia, dormo un numero sufficiente di ore, cerco di ridurre lo stress. Perciò ho deciso di non combattere il mio exploit creativo, caratterizzato da ore chiusa in casa (gran nutrimento per la mia agorafobia, so che devo stare attenta), al computer, in compagnia di cibo e bevande calde.

Lo so: la moda del fitness, delle braccia toniche, della visibilità dello scrittore, che fa di sé un brand e si propone e ripropone ovunque gli venga richiesto impone a molti una gran cura del proprio corpo. Sarebbe necessario moderare la dieta, aumentare le proteine, fare movimento, anche solo delle brevi passeggiate. Ossigeno e endorfine naturali possono fare molto per il processo creativo, nonché per la menopausa che è dietro l’angolo (t’ho vista eh, stai già modificando il mio metabolismo).

Non a me. La vita di chi scrive o di chi tenta di scrivere è abbastanza difficile:

«Ogni mattina io salto giù dal letto e mi metto a camminare su un campo minato. Il campo minato sono io. Dopo l’esplosione, passo il resto della giornata a rimettere insieme i pezzi. È il tuo turno, adesso. Salta!» R. Bradbury

Perciò, se sono nel pieno di una storia e comincio a nutrirmi bene e a mettere il naso fuori dalla tana è finita. Dimentico la trama e mi abbandona la voglia di scrivere:

perché dovrei produrmi in un lavoro ingrato, che non mi fa guadagnare nulla, che mi costringe a un rapporto serrato con ricordi e emozioni che vorrei mettere da parte, quando fuori c’è un mondo in piena primavera che attende soltanto me?

Perché farmi venire i crampi alle mani, al cuore e al cervello se posso accompagnare mia figlia al parco e far finta che gli ultimi trend di stagione siano davvero fondamentali nella vita di una donna?

Che poi, magari mi si blocca la vena creativa, ma proprio in quel parco c’è la pizzeria che mi fa la scrocchiarella: una base morbida e croccante insieme, sormontata da porchetta, carciofi e taleggio. Parliamone. Naturalmente se non esco me la faccio portare a domicilio. Coltivo però l’illusione di aver scritto, tra un boccone e l’altro, pagine che un giorno mi renderanno fiera di me, che già ora allontanano l’ansia e il non-senso che attanagliano il mio piglio esistenziale.

Ci risentiamo a fine giugno, magari, quando la scuola sarà chiusa e la prole mi costringerà a uscire e ad assumere un colorito umano. Perché non tutte le scrittrici, ma molte, pur non essendo necessariamente diafane, mantengono un pallore draculiano, che sommato alla ciccia le trasforma, mi trasforma, in una mozzarella gigante, ma molto, molto intelligente.

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Un pensiero su “Ciccia scrittrice

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