Scrivere con gli attacchi di panico

di M.Barbara

Eh no, oggi non parliamo della famigerata pagina bianca che ci terrorizza, ma di attacchi di panico veri e propri e per l’esattezza di quelli che, io almeno, mi porto dietro dall’età di undici anni.

Non serve, al momento, spiegare che origine abbiano, ma quanto siano in grado di condizionare la mia vita. Ecco, nonostante anni di terapia non me ne sono ancora liberata, anche se ho imparato a gestirli decentemente e senza farmaci. Una sola cosa è cambiata.

La classica paralisi da panico, quella che si impossessa del mio corpo, dei miei pensieri, di qualsiasi emozione che non sia terrore allo stato puro, può essere governata dalla tastiera o dalla penna.

Ci sono voluti anni prima che me ne rendessi conto. Altrettanto efficace risultano una furiosa pulizia dei vetri di tutta la casa o il riordino maniacale di un’affollata cantina, ma nulla, nel mio caso, funziona meglio della scrittura. Il che, quando gli attacchi mi colgono in piena notte è un bel vantaggio.

Ecco perché ho perfezionato l’arte dello scrivere qualsiasi cosa pur di scrivere e forse per questo la pagina bianca non mi spaventa, anzi è l’occasione per imbrigliare tutte quelle emozioni cui non sempre riesco a dare un nome o un significato.

La parola, d’altra parte, la parola come possibilità della definizione di un pensiero e di uno stato emotivo è ciò che mi (ci) consente di fare ordine nel guazzabuglio interiore. Come madre ho dovuto fare tesoro di questa scoperta per poter poi insegnare a mia figlia a conoscere e rispettare le proprie emozioni. Tutte, rabbia compresa (che poi, repressa, è alla base di molti dei miei/nostri attacchi).

[…]raccontare ai bambini la rabbia, spiegando che è un sentimento normale, che si può provare ad esempio di fronte ad un’ingiustizia, ad una bugia, ad un insulto, ad un divieto, diventa un modo per avere meno paura di ciò che accade nella propria testa. Conoscere, accettare, gestire e vivere le emozioni: è una strada lunga, che non termina affatto con l’età adulta. Siamo tutti, in fondo, in cerca di “noi stessi”, della parte più intima della nostra personalità, in cerca della parte più autentica che ci appartiene. (Sole24ore)

Quindi, ragionando di panico e parole, ecco un consiglio: se sei in preda al panico vero o a quello da foglio bianco, buttati sui sinonimi e sulle perifrasi. Comincia con lo scrivere una semplice frase: sono arrabbiata. Poi chiediti: è arrabbiata la parola giusta?

Googla ‘rabbia sinonimi’ e scopri quante sfumature può avere questa espressione. Quale si accorda maggiormente ai tuoi sentimenti? Quella velata di tristezza? Di frustrazione? Di disappunto? Di invidia? Trascrivi il primo episodio significativo che ti viene in mente: con chi hai parlato ieri o oggi? Di chi hai letto? Componi un dialogo fra te e un personaggio immaginario e spiegagli cosa sta succedendo o ascoltalo mentre lui lo spiega a te. 

Ti senti già stanca? Bene: presto lo sarà anche la tua ansia 😀