Un po’ di paura ci sta

di M.Barbara

Da settimane, in famiglia, rispettiamo le regole necessarie per ridurre l’incidenza del contagio. Niente baci e abbracci tra mamme e figlie quando ci si incontra, distanza di più di un metro quando si prende un caffè insieme, spesa negli orari e nei giorni in cui c’è meno gente e comunque in supermercati molto grandi, in cui è più facile starsi alla larga gli uni dagli altri, niente visita ai nonni anche se costa sia a  noi che a loro.

Ovviamente c’è chi se ne sbatte altamente. In questo periodo sento di gente in vacanza; gente che viaggia come se niente fosse; gente che organizza feste per i figli e che non rinuncia a un bell’aperitivo tutti ammassati da qualche parte. Un po’ di paura, dunque, ci sta tutta. Ci sono invece esempi virtuosi su cui dovremmo concentrarci e che ci aiutano ad andare oltre questi pensieri difficili.

Ci sono, per esempio, le donne dell’ Endomarch Team Italy che lavorano per far conoscere in tutta Italia l’endometriosi, patologia che affligge una donna su dieci e che viene spesso ignorata e sottovalutata. La marcia prevista per fine marzo è ovviamente rimandata, ma continua il lavoro di sensibilizzazione di comuni e enti privati che dà risultati davvero strepitosi. Se date un’occhiata alla pagina ufficiale vi renderete conto di quanto stanno facendo. Nella Giornata Internazionale della Donna, questa collaborazione, a volte tra persone che si conoscono solo online, acquista maggior valore.

Discuto spesso con la mia quattordicenne dei problemi che una donna deve affrontare e non è facile doverle spiegare che non è giusto che il mondo vada in un certo modo, ma va così. Dobbiamo ancora batterci, tanto, e contemporaneamente tutelarci, sempre. Certo oggi c’è più consapevolezza, un maggior accesso alle informazioni, ma ci sono anche temi che solo vent’anni fa non erano così pregnanti come ad esempio la questione delle donne transgender. Questione che per me, come per mia figlia, non non si pone. Sono donne, punto, ma alcune non è così.

Comunque, torniamo a noi. C’è tanto su cui riflettere in questi giorni e tanto che si può fare: io, per dire, sto seguendo le lezioni di un prof di liceo sulla rivoluzione russa, che mi hanno poi riportata da Eisenstein, studiato anni fa, alla corazzata Potëmkin e Ivan il terribile, a Guerra e Pace (letto la scorsa estate). Sto anche leggendo le graphic novel amate da mia figlia, lanciandomi nelle pubblicazioni della Bao e dell’editrice ilCastoro.

Come al solito, quando sono molto tesa, leggo e rileggo tutti i volumi della saga di Harry Potter che, non so perché, mi rilassa immediatamente, ma sto anche curiosando nella geopolitica e in alcuni saggi di teologia. Non stiamo qui a raccontare dell’altro diversivo che è rincorrere l’adolescente cui manca la scuola, ma che rifiuta tenacemente l’idea di completare i computi assegnati.

Son però mesi che non scrivo, per tanti motivi. Recentemente, ho ritrovato lo slancio con un racconto divertente in cui la protagonista è affetta da endometriosi e complessi rapporti col mondo maschile. Lo metterò presto online, gratuitamente.

Nel frattempo ringrazio tutte quelle donne conosciute online, che trasmettono conoscenza, curiosità, informazioni corrette e spingono a fare squadra, a ragionare, a lavorare e creare insieme. Una comunità che sena queste diavolerie moderne, come le avrebbe chiamate mio nonno, non ci sarebbe. Prosit, ragazze.