Il ladro di storie

plagio

Hai rubato la mia storia!

A volte siamo a corto di idee. A volte abbiamo bisogno di lasciarci ispirare dagli scrittori e dalle scrittrici che ci hanno preceduto. Ci ritroviamo così a riflettere su un’ovvietà: è molto difficile inventare una nuova storia. Tutto è stato detto. Tutto è stato scritto. Ciò non toglie che ogni avventura o pensiero o personaggio possa essere combinato in modo originale con altri elementi e raccontato con uno stile proprio. Lo stesso accade in musica, per esempio e nelle arti figurative. Quanti hanno dipinto dei fiori? Quanti ritratto dei volti? Picasso e Rembrandt lo hanno fatto però in modo decisamente diverso. Arrivo al punto. Leggi altro

Le fonti dello scrittore, la cronaca

quotidiano, giornalista

La cronaca è sempre un’ottima fonte di ispirazione per una scrittrice. Certo, considerando che oggi va di moda solo la nera, rischi di deprimerti dopo appena cinque minuti in cui sei a caccia di una storia interessante.

Se però consideri la cronaca come la registrazione impersonale e cronologica di fatti realmente avvenuti, allora puoi scovarla praticamente ovunque. Potresti considerare persino fonte di cronaca i pettegoli che frequenti abitualmente, ma poi rischi che ti credano interessata a loro.  Leggi altro

Un corpo da vivere, un corpo da narrare

yasmina alaoui, marco guerra

Per cominciare bene la settimana, mi sono immersa nelle immagini di Yasmina Alaoui e Marco Guerra. La Alaoui lavora sulle sessioni che Guerra poi fotografa in bianco e nero, interpreta, legge, decora. Uno dei progetti più interessanti è Tales of Beauty. Il corpo ritratto mi ha costretta a fermarmi. Mi ha fatto sentire il peso, la concretezza e l’unicità anche del mio. Leggi altro

Le vacanze della scrittrice

scrittrice, writer

 

Che si tratti di quelle natalizie, pasquali, estive, il mio istinto di narratrice gongola. Fatte le dovute differenze, è come se mi trovassi in un parco protetto con la possibilità di osservare i comportamenti di coloro che lo abitano. Perché durante le vacanze ci sono riti, abitudini, aspettative che investono tutti, senza eccezione. Persino quelli del non mi farò mai trascinare dal conformismo e dal consumismo, io sono il grinch, io mi isolo sono una comunità.

È più forte di me: tendo a notare dettagli, legami, reazioni e relazioni che agli occhi degli altri non esistono. Ho scoperto solo dopo i quarant’anni che il mondo come lo vedo io è invisibile allo sguardo altrui. Non è una mia prerogativa, naturalmente, ma degli scrittori, dei filosofi, degli psicologi, dei sociologi, degli antropologi. Sembra quasi triste detto così, vero? Leggi altro

Sforzati

lazybook effort
Sì, cara scrittrice o caro scrittore. Sforzati. Ieri nella pagina della casa editrice LazyBOOK è comparso questo post e ben presto mi sono ritrovata a chattare a proposito dei titoli elencati. Eccoli: Guerra e Pace, Anna Karenina, Ulisse, Moby Dick, Infinite Jest, Il signore degli anelli, I fratelli Karamazov, I miserabili, Orgoglio e pregiudizio, Il buio oltre la siepe, Alla ricerca del tempo perduto, Lolita, Via col vento, L’arcobaleno della gravità, La Bibbia, Jane Eyre, Cent’anni di solitudine, Comma 22, Cime tempestose.

Chiaramente si tratta di una classifica arbitraria. Non esiste una lista simile universalmente acclamata. Prendiamola però come punto di riferimento e di partenza per alcune considerazioni. Leggi altro

László József Bíró e le buone abitudini dello scrittore

Doodle Biro
https://g.co/doodle/n3z2t5

Ogni mattina, mi siedo al pc e controllo se Google ha rilasciato un Doodle carino. Quello di oggi, che richiama la nascita di Bíró, l’inventore della penna a sfera, mi ha colpito al cuore. Non so tu, ma le mie borse sono piene di penne!

Come? Starai pensando. Hai un blog, vivi in rete, usi uno smartphone e sei piena di penne? E anche di agende e fogli e post it. Tutta la mia casa è un inno alla carta e alle penne a sfera. Poi, naturalmente, sono arrivati i nuovi inquilini: computer, ereader, smartphone. Dei primi due non posso più fare a meno.
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Perché gli uomini non si indignano

body shaming
In breve: mentre in milioni seguiamo le nostre atlete e i nostri atleti che gareggiano alle Olimpiadi, e ne siamo fieri a prescindere dalle medaglie che prenderanno, pochi ***** (sto ancora scegliendo il termine) si dilettano in articoli che fanno vergognare la categoria dei giornalisti.

Spiccano l’articolo de Il resto del Carlino che definisce cicciottelle le atlete del tiro con l’arco e quello di Cosmopolitan sui “pacchi” maschili. Mentre nel primo caso le donne si sono arrabbiate e hanno commentato e massacrato giornale, giornalisti e direttori, nel secondo sono stati (così pare) pochi i commenti degli uomini. Qui, secondo me, entrano in gioco le storie e i modi per raccontare i due sessi. Leggi altro

Scaletta sì, scaletta no

Quando leggo che per scrivere è necessaria una scaletta mi sento mancare. Questo sistema, per me, non funziona quasi mai. Certo, se scrivessi gialli o romanzi fantasy o saghe familiari forse mi sarebbe necessaria. Per il momento, quando cerco di delineare la trama e di trascriverla in fasi ordinate, aggiungendo via via i dettagli importanti, la creatività mi dice addio e se ne va a dormire.scaletta

Prima di poter mettere giù anche solo una sintesi della trama, ci vogliono giorni e giorni, a volte settimane. La storia di solito si forma in testa quando meno me lo aspetto: mentre dormo, mentre sono in coda alla cassa del supermercato, mentre litigo con mia figlia perché ci sono i compiti da finire, sotto la doccia. Leggi altro

Raccontare la paura

So che quando scrivo non ci sono dettagli caratterizzanti in modo particolare la mia epoca. Nei miei racconti e romanzi mi concentro su ciò che avviene all’interno delle mie protagoniste: pensieri, sogni, compromessi indigesti, amore, rabbia. Le poche volte che mi sono impegnata a caratterizzare il contesto storico ho cancellato tutto senza pietà. Al momento, perché si può sempre imparare, non ne sono capace.raccontare la paura

Ad ogni modo, in questi ultimi mesi, in cui da tutta Europa ci arrivano notizie sconfortanti, il desiderio e direi anche la necessità di raccontare quello che sta accadendo si fa più forte. Forse perché scrivendo si mette ordine, ma anche perché mentre lo si fa ci si sente un po’ più saldi, attivi. Di sicuro, dovendo narrare il terrorismo, come anche l’atto di un singolo giovane con turbe mentali (ieri a Monaco) ci si deve mettere di impegno a capire, informarsi. Leggi altro

La responsabilità del clichè

angry woman
Sai quanto quello che scrivi può incidere nella vita di un altra persona? No? Prova a pensare all’ultimo libro che hai letto. Non è detto che tu debba riferirti ad un libro impegnato o impegnativo. Va bene anche I love shopping (che io cito spesso a vario titolo, lo ammetto). Probabilmente stai pensando che un conto è vendere tante copie quante ne ha venduto la Kinsella/Wickam, un conto vendere poche copie. Sorvolerò sul fatto che le copie vengono prestate e piratate a volontà, perché qui non sono i numeri che contano. Leggi altro